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PASUBIO 1918 – 2018 “Per non dimenticare” La Strada delle 52 gallerie

“C’è l’abbiamo fatta” frase liberatoria pronunciata alla fine del campo nazionale “Pasubio 1918 – 2018”. Infatti dopo aver lavorato per mesi alla preparazione del campo, su cosa fare, su itinerari, proposte, gestione cambusa il mercoledì pomeriggio precedente all’evento Andrea mi chiama e dice: “Anna hai visto le previsioni metereologiche?” No!!!. Da ...

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Il bello di stare insieme

Da oltre vent’anni la nostra Comunità di Saronno è gemellata con la Comunità del Liechtenstein e periodicamente ci scambiamo visite: loro vengono in Italia e noi andiamo da loro. Ci accomuna un progetto di cooperazione internazionale: insieme sosteniamo Harambee (che in Swahili significa “lavoriamo insieme”), un progetto per favorire l’autosviluppo in ...

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M.A.S.C.I. Comunità “la Strada” Dueville

Nella nostra comunità consideriamo il campo estivo il momento più atteso dell’anno in corso. Preparare il campo estivo è come forgiare la comunità, che divisa in vari gruppi si presta a preparare  il programma . Quest’anno siamo partiti con un nuovo metodo suggerito all’incontro di inizio di tutte le comunità venete. Abbiamo ...

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R.D.Congo: Le Formiche Emigrano

riceviamo e pubblichiamo da p. Alberto Rovelli Missionnaires d'Afrique Bukavu   RD CONGO   C’era una volta , nella foresta del Congo, un giovane che parlava con gli animali. Un giorno, andando a caccia, incontra, una lunga colonna di formiche nere che  gli tagliano la strada; un po’ timoroso si ferma stupito per la loro organizzazione!  incolonnate ...

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Relazione del SR Calabria sulle attività del 2017-2018

Carissime sorelle e fratelli AASS, un altro anno ricco di passione ed entusiasmo è volato via tra le parecchie attività che via via si sono presentate. Dopo i diversi campi di comunità, il primo Consiglio Regionale del 30 SETTEMBRE - 01 OTTOBRE 2017, con pernotto, ci ha permesso “donandoci del tempo” di ...

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Iniziativa di AFET AQUILONE onlus

La nostra Associazione, che, attraverso progetti di inclusione sociale e lavorativa, si occupa di persone in difficoltà, sta organizzando il trasferimento della sua sede in Via Galata 39A. Oltre dieci anni fa, gli scout frequentavano gli stessi locali per riunioni e per rifornirsi di equipaggiamento e divise. Molti soci di Afet Aquilone onlus hanno un passato scout e, pensando di svolgere ...

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Lettere al direttore

24 Commenti a “Lettere al direttore”

  • Nicola Nardi:

    IL MASCI HA BISOGNO DI UNO STATUTO ?
    di Nicola Nardi, già Segretario Nazionale.

    Ho letto con vivo interesse le intriganti e colte riflessione del nostro segretario nazionale Luigi, contenute nel n. 1 / 2015 di Strade Aperte.
    Esse suggerivano, alla fine, di inserire poche e fondamentali norme statutarie in calce al Patto Comunitario, e riportare in un semplice Regolamento ulteriori norme più di dettaglio.
    Credo, però, che si possa affermare che il Patto Comunitario identifica e prescrive “il cosa fare”, lo Statuto, invece, serve per indicare ai soci nominati ai vertici internazionali, nazionali, regionali, comunitari etc. “il come fare”.

    Mi sono preso la briga di proporvi le mie considerazioni.

    Lo Statuto è richiesto dalla C.E.I. per riconoscere al nostro Masci l’attributo di Associazione Ecclesiale.
    Abolirlo diventa impossibile (ed addirittura non consigliabile) pena l’esclusione del Masci dal novero delle Associazioni Ecclesiali.

    Nelle norme C.E.I. si evince che il Masci: “si qualifica come movimento ecclesiale comprendente anche ministri ordinati e persone di vita consacrata”
    I riferimenti teologici, spirituali, culturali e pastorali che caratterizzano in modo peculiare l’aggregazione (leggasi Masci) vengono riconosciuti dalla Conferenza Episcopale Italiana agli aderenti impegnati in un concreto servizio alla comunità ecclesiale e civile.

    Vengono, inoltre, richieste informazioni relative a:
    1. “articolazioni territoriali ed organizzativa”
    2. “soggetti ed organismi di responsabilità a vario livello”
    3. a)“attuali responsabili laici a livello nazionale ed internazionale”
    b)“attuali responsabili ecclesiastici”.

    Tutte cose normalmente contenute ed espresse in uno statuto tipo.
    Proviamo, alla luce di queste nozioni, a considerare che:
    Non è eludibile, l’obbligo di prescrivere, per le persone che ricoprono i suddetti ruoli, “i compiti e le attribuzioni di responsabilità” ben fissati al fine di ben eseguire il “cosa fare” assegnato come compito.
    Uno sguardo all’incipit del Regolamento Masci della Regione Campania può tornare utile a chi sta seguendo queste note.
    Di conseguenza appare ovvio che “compiti ed attribuzioni” vadano assegnati anche a tutti gli Assistenti Ecclesiastici.
    Norma che, se ben ricordo, mai è stata osservata nei vari statuti del Masci succedutosi nel tempo.
    Siamo stati capaci di ignorare quanto prescrive il Codice di Diritto Canonico agli Assistenti Ecclesiastici assegnati alle associazioni o movimenti che ambiscono ad essere riconosciute come Associazioni Ecclesiali.
    Il nostro Movimento, ora nella rivisitazione dello Statuto, non potrà più omettere tali attribuzioni di responsabilità.
    Per gli Assistenti Ecclesiastici basta riportarsi al Canone 305 che recita:
    Can. 305 – §1. Tutte le associazioni di fedeli sono soggette alla vigilanza dell’autorità ecclesiastica competente, alla quale pertanto spetta aver cura che in esse sia conservata l’integrità della fede e dei costumi e vigilare che non si insinuino abusi nella disciplina ecclesiastica; ad essa perciò spetta il diritto e il dovere di visitare tali associazioni, a norma del diritto e degli statuti.
    Va osservato che tali compiti mai attribuiti, hanno procurato danno a quelle comunità che , nel passato, trovandosi in difficoltà per aver negato il censimento a soci immeritevoli, non hanno potuto, come dovere imponeva, segnalare alle strutture nazionali del Movimento i mal comportamenti censurati dalla Autorità Ecclesiastica preposta.
    Ed ora consentitemi di suggerirvi un’altra cosa importantissima : Il paventato inserimento nel testo statutario del nome o dei nomi di alcune “imprese nazionali.
    Le “imprese nazionali del Masci” devono necessariamente rimanere sotto il controllo del Masci (cfr. Art. 10 comma 1 lett. f dello Statuto), sia esso amministrativo che operativo e di indirizzo programmatico.
    Il Movimento potrebbe, come già avvenuto in passato, intervenire per dichiarare lo scioglimento della impresa non rispondente ai requisiti statutari.

    Tutto questo sarebbe impossibile fare se il nome di una impresa fosse inserita nello statuto perché per dichiararla “non rispondente” si dovrebbe indire una Assemblea Nazionale e mettere ai voti la sua eliminazione.
    Di conseguenza, poi, il Consiglio Nazionale perderebbe il potere che l’Assemblea gli ha conferito al momento della elezione dei suoi componenti e che lo Statuto sancisce.

    Ma dobbiamo ricordare ancora una parolina nascosta nelle pieghe del nostro Statuto e che va assolutamente eliminata.
    La Parolina in discorso è l’inciso “di norma” che figura nel corpo dell’art. 12 comma 4 e, consentì nell’Assemblea di Principina (Grosseto) di modificare una norma statutaria durante un’Assemblea Ordinaria.
    Fa testo, l’appassionato intervento di Mario Sica che servì a forzare la mano ai votanti.

    Nicola Nardi

  • Giacomo Grasso:

    In riferimento all’articolo “Crisi economica e scautismo” di G. Scotto Di Carlo ,apparso sul n° 1-2/2014 di Strade Aperte, premesso che non ho avuto modo di leggere i precedenti documenti dello stesso autore, e che ho apprezzato le considerazioni espresse dall’autore nel citato articolo, desidero proporre delle personali considerazioni integrative in merito all’argomento trattato.

    In primo luogo è mio parere che la crisi economica origina in tempi molto precedenti al 2008, che è considerato l’anno dell’avvio della crisi globalizzata. Inoltre ritengo che la situazione di crisi, nella quale oggi ci dibattiamo, più che dall’arrivo in Italia della crisi globalizzata è conseguenza di disvalori morali, politici ed economico-sociali emersi e consolidatisi nei comportamenti sociali del nostro Paese a partire dagli anni ’80. Infatti in Paesi Europei e mondiali diversi dal nostro gli effetti della crisi globale sono già in buona parte superati. Sono convinto che fin dagli anni ’80 la commistione tra politica ed affari e lo sviluppo esponenziale del clientelismo e della corruzione a tutti i livelli hanno radicato in Italia comportamenti e attivato compromessi dai quali oggi traiamo i venefici frutti. Ne sono esempi gli sperperi di denaro pubblico così diffusi, e con quale arroganza e pervicacia, dal personale politico di ogni ordine e grado; e, sotto altro aspetto, l’accettazione di milioni di elettori di farsi guidare, al massimo livello politico, da un pregiudicato, condannato per frode allo stato di diverse centinaia di milioni di euro tra condanna e prescrizioni. Inoltre, lo stesso pregiudicato, dall’avversa parte politica, viene scelto come interlocutore privilegiato ed essenziale per la definizione della proposta di legge costituzionale di riforma elettorale.

    Non è più pertanto il più o meno piccolo gruppo di affaristi che determina e consolida la crisi economica fino a farla diventare globale, ma per l’Italia si aggiunge l’insieme di:

    -INDUSTRIALI che hanno dismesso le vesti di imprenditore per arricchirsi più rapidamente speculando con la finanza;

    -BUROCRAZIA che si preoccupa principalmente di autosostenersi aumentando stipendi e salvaguardando privilegi;

    -MAGISTRATURA che cerca di amministrare la giustizia accomodando processi e mantenendo tempi biblici nell’espletamento dei processi;

    -POLITICA e ne abbiamo parlato prima;

    -SOCIETA’ nel suo insieme, che ha perso ogni riferimento valoriale e corre vanamente appresso all’ultimo “salvatore della patria” che i media all’unisono e contemporaneamente, quotidianamente esaltano.

    Come la storia ci insegna le civiltà, anche le più progredite, ad un certo punto degradano fino a spegnersi. La nostra società, e quelle che in Europa si trovano nelle stesse condizioni della nostra, sono destinate prima al declino e ,in assenza di radicali interventi, allo spegnimento.

    L’aumento della produttività, richiamato da Scotto Di Carlo nel suo articolo, necessario per migliorare la redditività di ogni impresa, purtroppo comporta tempi lunghi di “ ricerca e sviluppo” di nuovi prodotti, data la obsolescenza di molte nostre produzioni. E inoltre richiede finanziamenti per nuovi investimenti, che lo stato non è in grado di sostenere ed i privati, ormai da anni, non intendono rischiare risorse proprie. Peraltro in Italia lo sviluppo di questo settore è stato svilito da molti decenni.

    Per quel che riguarda la solidarietà, a mio avviso, si può solo sperare che si mantenga ancora la sensibilità dei singoli per i bisogni dei piccoli problemi quotidiani, e quella dei gruppi più o meno numerosi in occasione delle grandi calamità. Per il resto basta ricordare che la condizione essenziale posta da alcuni partiti per l’accordo dell’ultimo governo, è che non si parli di “PATRIMONIALE”. In altri termini la distribuzione della ricchezza sta bene così com’è.

    Quali , a mio avviso, le azioni possibili dello scautismo in tale contesto:

    1. Mantenere saldi i valori che ci hanno guidato da giovani ed adulti scout nella nostra vita personale e sociale. (Voi siete il sale della terra e la luce del mondo).

    2. Essere più determinati ed incisivi nella quotidiana traduzione dei valori nei comportamenti.

    3. Operare in UNITA’ con tutte le associazioni che si richiamano allo scautismo affinchè la sensibilizzazione sui nostri principi e valori raggiunga almeno le circa 250.000 famiglie che hanno un componente operante nelle associazioni scout.

    4. Avere la capacità di fare unione non solo tra le famiglie scout ma con tutte le altre associazioni e movimenti che si richiamano ai valori condivisibili con i nostri, e far sentire alta la voce, a tutti i livelli politici, economici e sociali, utilizzando gli strumenti tecnologici che oggi sono disponibili, non dimenticando il vecchio “scendere in piazza”.

    Con tutta la mia stima. Giuseppe Grasso – Comunità MASCI di Acireale.

  • Alcuni della mia Comunità Roma 15 chiedono notizie di Salerno. Lo faccio subito e – mi sembra cosa giusta e utile – lo faccio da questo sito.
    Accenno appena, in apertura, all’unico vero problema che ho notato: occupare le piazze di una città era un gesto carico di simboli, ma la dispersione ha praticamente reso impossibile visitare tutti i gazebo, per il tempo che avevamo a disposizione. Per i bilanci organizzativi ci saranno altre occasioni in cui valutare le pochissime ombre di un evento comunque complesso a cui dò, tanto per intendersi, voto 9.
    Ora, le cose migliori che ho visto,:
    – 800 persone, dunque un bel campione di adulti in rappresentanza di, se non erro, 6.000 AS in Italia, abbastanza per capire che aria tira.
    – Il discorso introduttivo di Riccardo Della Rocca ha evitato ammiccamenti generalizzati e retoriche di circostanza, rivelandosi molto concreto e molto coraggioso. Ha trattato temi grandi e lanciato sfide da sostenere nel nostro quotidiano ma, sopratutto, ha rimarcato da quale parte ci pone il nostro Patto Comunitario nei campi dell’economia, della finanza, dell’ambiente, dei popoli, dell’anima. Non sarà facile accantonare quel discorso tra i banali e doverosi riti di accoglienza. Rimando ai resoconti di cronaca (uscirà un numero di Strade Aperte) per i dettagli del discorso introduttivo, che non troverete mai scontato.
    – L’ idea laziale di Ramazza Arcobaleno (per i non laziali: spazzare le piazze della propria regione insieme agli stranieri il 23 febbraio 2013, per chiedere procedure di cittadinanza più semplici per gli immigrati e per le seconde generazioni in Italia) ha riscosso enormi simpatie e qualche precoce adesione. Il depliant utilizzato a Salerno sarà inserito nel numero di Strade Aperte per puntare ad una grande Ramazza Arcobaleno in occasione della “Giornata del Pensiero Scout 2013”. Al link del Masci Lazio, riportato nell’apposito spazio “Sito web”, troverete anche una facezia sull’impegno per la promozione di Ramazza Arcobaleno.
    – Masci significa pur sempre “formazione personale”, ma circola un bel clima di impegno comunitario (e comune) per una società e una politica migliori e per una militanza anti-mafia. Per quel poco che ho potuto vedere (essendo anche impegnato a promuovere Ramazza Arcobaleno) ho visto fare discorsi, anch’essi concreti e coraggiosi, da nord (Liguria) a sud (Calabria). C’è una voglia pazzesca di onestà e trasparenza, che sembra volersi aggiungere allo spirito di servizio verso il prossimo e alle avventure dello Spirito che attraversano da sempre tutte le comunità.
    – Dove ho respirato quest’aria di cui parlo? Sopratutto a colazione, pranzo e cena: ho cercato pervicacemente di frequentare persone sconosciute e ho fatto incontri prodigiosi e perfino stabilito collaborazioni future.
    – Malgrado l’inevitabile formalismo gessato della celebrazione finale col vescovo, che ha provocato anche alcune sofferenze, il canto finale “Strade e pensieri per domani” ha scatenato vibrazioni che rimarranno a lungo nella pelle dei presenti.
    Valeva la pena di esserci anche solo per accorgersi che il Masci non è più solamente un Movimento di Comunità.

  • Romano Forleo:

    Finalmente un po’ di dibattito ! Concrocorrente ha questo scopo…
    .Non ho la verità in tasca, sono di formazione personalista (Mounier) e
    ritengo che lo scoutismo in quanto tale (anche quello giovanile “non sia una
    associazione , ma un movimento”..(B:P:): Nel momento della profonda crisi
    economica dei Paesi del Nord nel mondo, credo che occorra dar forza agli
    aspetti profetici, che lo scoutismo conserva ancora (che sono la visione di
    un uomo integrale che ama la viota semplice , valorizza il contatto con la
    natura e che segue la sua vocazione nel porsi al servizio degli altri. come
    persona adulta -con il proprio bagaglio di idee ed esperienze):
    Le Comunità cono gruppi primari di un movimento ove (con il cosidetto metodo
    narrativo) si confrontano i servizi che ciascuno scelto. Ciò non toglie che
    alcuni membri della Cominità non possano svolgere servizio insieme, ma non
    è lo specifico…..Come diceva Paolo VI , il più grande servizio oggi è
    quello poltico, anche per testimoniare vie nuove ed orizzonti nuovi .Ma
    questo deve essere individuale, poichè non siamo un movimento politico…..
    Ma di tutto si può , anzi si deve discutere.
    Ti allego gli auguri che ho inviato questo anno e l’articolo CONTRCORRENTE
    che comparirà non so in quale prossimo numero- della nostra rivista—spero
    ugualmente utile ad ina riflessione..
    .Non credo di dissentire molto per quanto riguarda la modalità di svolgere
    servizio , da quanto dite,
    In quanto a fuochi di bivacco un po’ di ironia e di dissacrazione non fa
    male …Non si continua a fare lo scout a 78 anni dopo aver fatto
    ininterrottamente scoutismo dal 1945 a oggi a tutti i livelli, se non si
    crede anche ai valori delle piccole cose che si vivono nel mondo
    scout….conservando il distacco e la capacità di sorridere propria
    dell’adulto (“nothing sacred”).
    Cari saluti
    Romano…..

    • Gabriele Russo:

      E’ vero, finalmente un po’ di dibattito, ma è un dibattito antico, anzi vetusto, e forse ormai superato dalla realtà associativa che ha trovato la sua più recente espressione nell’AN di Principina a Mare.
      Che a ai fratelli Marino ed Egisto (che nessun nuovo corso mi farà amare di meno) piaccia o no, il MASCI di oggi chiede, in un modo adeguato ai tempi d’oggi ma attento ai valori di sempre, di aiutare a realizzare il Regno con una testimonianza del Vangelo e dello Scautismo che tragga forza anche dal “coro” oltre che dal servizio personale e di Comunità.
      Un Assemblea che incoraggia le comunità a partecipare alla propaganda referendaria sulla (cosiddetta) “Acqua Pubblica”, che cita Scautismo Senza Frontiere tra le tante tematiche di “Accoglienza” da valorizzare, che dà mandato al CN di partecipare a Libera – mi fermo qui – è già “scesa in campo”, in quel campo dove Gesù e BP si troverebbero a loro pieno agio.
      Rileggiamo ogni tanto “Scautismo per adulti”! Rileggiamolo, dico, non teniamolo nella teca delle venerazioni ad annoiarsi di fronte ad intoccabili slogan come “MASCI Movimento di Comunità”, di cui, a giudicare dalle più recenti manifestazioni, nessuno sente più una grande nostalgia. Non c’è nostalgia della nostalgia, mi pare.

      • Gabriele Russo:

        Nella foga delle replica, ho consigliato di rileggere spesso “Scautismo per adulti”. Sarebbe un inedito di BP se fosse stato scritto e magari non sarebbe efficace come il padre di tutti i libri di scautismo. Dunque l’errata-corrige:
        ————————–
        Rileggiamo ogni tanto “SCAUTISMO PER RAGAZZI”! Rileggiamolo, dico, non teniamolo nella teca delle venerazioni ad annoiarsi di fronte ad intoccabili slogan come “MASCI Movimento di Comunità”, di cui, a giudicare dalle più recenti manifestazioni, nessuno sente più una grande nostalgia. Non c’è nostalgia della nostalgia, mi pare.
        ————————-

    • Giovanni Palagi:

      Caro Romano, quanti anni sono passati da quando sostenesti il nostro esperimento di “clan misto”? era il 1965. Sono passati alcuni decenni. Ricordo il nostro entusiasmo giovanile proiettato verso il futuro, quasi che una febbre bruciasse in noi, con la sicurezza spavalda dei vent’anni, certi di tradurre in atto le parole del CNRover di Villetta Barrea (1964) il suo canto “Parole nuove sentiamo nascere in fondo al cuor – sono fatte di passi, di fatica e sudor”. E noi marciavamo spediti … magari con qualche scorciatoia, non sempre raccomandabile. Tu allora non solo ci incoraggiavi a proseguire spediti sulla strada della coeducazioe, e tu ne facesti, io sono convinto ancor oggi, giustamente, un “campo di battaglia”. Era il tuo carattere. Così ci buttammo a capofitto nell’avventura…. Veglie, Capitoli, Carta di Clan, aspri discussioni nel Clan, nel Gruppo, tra i clan fiorentini e noi imperterriti col vento in poppa della montante stagione nuova, meravigliosa stagione, della nostra Italia e della nostra amata Chiesa, che andavano trasformandosi nel mare aperto del dopo Concilio. A furia di innovare il Clan però si trovò oltre se stesso. Non il Branco fermo nel metodo dei nostri Capi maestri, non il Riparto fermo nel metodo di B-P e nella tradizione ASCI. Il Clan sbandò e chiuse i suoi orizzonti in una sola dimensione, quella della contestazione fine a se stessa, pur con significative esperienze di servizio extra e intra (pe la scuola popolare sul modello di Barbiana). Così non si riconobbe più nel nostro Clan, (misto sì, ma misto come?) lo Scout, il Rover. Si contestò la divisa, si appese il fazzolettone al chiodo e anche il Giglio smise d’indicare la giusta direzione. Fino alla sua liquefazione. Tu ormai eri a Roma e il turbinio di quegli anni, che io vissi intensamente fino al 1972, alla fine ci distrusse. La contestazione ecclesiale così detta dell’Isolotto ci isolò localmente in ASCI fino alla proposta locale di espulsione dall’associazione per incapacità educativa di noi Capi (Gilwell). Avevamo dato molto ci fu reso poco. Sandro salustri, Titta Righetti ci sostennero negli anni peggiori dell’ostracismo fiorentino. Tu, che pure avevi portato la nostra sperimentazione come una bandiera, dove eri? Solo padre Del Zanna SJ e il nostro caro Baloo, P. Paolo Andreini cappuccino, tornati ambedue alla casa del Padre, ci sostennero anche personalmente e anche in associazione ormai ridotti al lumicino. Ma poi fummo capaci di risorgere in Agesci (eravamo ben pronti …) con vigore e coraggio, ma fu una lunga strada, lunga e dura …. Buona strada. Giovanni
      PS. Sabato scorso 25 ho radunato in Piazza dell’Isolotto, davanti alla chiesa, ma non sul sagrato, i miei esploratori del mio Riparto “Croce del Sud” del Firenze 2, gli arancioni, per il Thinking Day. Ci siamo ritrovati, invecchiati, ma vivi e vegeti, e abbiamo rinnovato la Nostra Promessa, col Fazzoletto al collo e il Gilgio nel cuore. In quadrato! Dopo più di 40 anni. Un turbinio di fazzoletti e di abbracci. Tutti quegli esploratori, già lupetti, per quella sperimentazione che fece liquefare il nostro Clan non poterono vivere il roverismo della Strada verso il Successo, marciando lungo “strade al sole”. Nè poterono firmare il loro Impegno e ancor meno avviarsi verso la vita col saluto della Partenza. Oggi mi chiedono di poterlo fare. Io il loro vecchio capo, lo farò. Non è molto associativo ma come Capo, che ne serba nel cuore il senso e il significato di IPISE, li accompagnerò “una pietra dopo l’altra” alla loro Partenza. Un po’ più tardi, ma non troppo tardi.

  • Marino Monachini:

    Finalmente!
    Nel numero di Dicembre di “Strade aperte” c’è un
    articolo di Paolo Linati in risposta a quello precedente di Forleo, dove ho
    trovato finalmente qualcuno che ha veramente capito quale sia il fine ed il
    compito del nostro Movimento e delle nostre Comunità.
    A Romano Forleo, che afferma che debbano essere il Movimento e la Comunità
    in quanto tali ad “incidere nella società globalizzata del
    post-capitalismo”, Linati controbatte dicendo di pensare “ad un rapporto con
    il Mondo in cui l’adulto scout eserciti e dia testimonanianza dei valori
    della Promessa e della Legge in chiave adulta, come persona, e non come
    membro di una comunità o di un movimento.”
    Quante volte si è fatto e si sta facendo l’errore di ritenere Comunità e
    Movimento il fine del MASCI!
    Comunità e Movimento sono un mezzo, ambienti dove l’adulto scout attinge,
    cresce, conquista quei valori che responsabilmente, in prima persona, dovrà
    portare nel proprio ambiente di lavoro, familiare, sociale, ecclesiale
    presentandosi come individuo maturo in grado di dare e ricevere nel mondo
    che lo circonda.
    Comunità e Movimenti sono ambienti di formazione per l’individuo che, solo,
    può essere realtà responsabile ed in grado di dare in un mondo che è da
    tempo stanco di sigle, istituzioni, associazioni, lobby.
    Il rapporto di ogni giorno fra gli uomini nel mondo è un rapporto a tu per
    tu, tra individui che danno e ricevono. Danno, e perciò devono avere. Ecco
    la funzione della Comunità e del Movimento: palestre dove ci si allena a
    convivere, dove ci si ricarica di valori che poi andranno dispensati
    all’esterno. Chi ha rapporti con te all’esterno deve sentire di primo
    acchito che tu sei un uomo maturo, che gli puoi dare qualcosa, in compagnia
    del quale ci si sente a proprio agio, nel quale le verità annunciate non
    restano teorie, ma si incarnano profondamente nella sua vita.
    E verrà il giorno in cui, spontaneamente ti chiederà:”Ma dove hai imparato
    ciò?” Ed allora la Comunità ed il Movimento acquisiranno tutto il loro
    valore e tu potrai dirgli:”Vieni a vedere.”
    Le nostre comunità dovrebbero essere fucine di formazione, fucine in cui le
    nostre differenze, i nostri egoismi, il nostro modo di vedere le cose deve
    essere forgiato, purificato da un fuoco che ci fa vedere la limitatezza
    delle nostre visioni, la grettezza dei nostri egoismi, la pochezza del
    nostro amore per gli altri. Devono essere fucine da cui esce l’uomo nuovo,
    l’uomo che può dire la sua in un mondo pieno di egoismi, di odio, di
    arrivismi, di valori che non sono tali e che non hanno nulla da proporre per
    farne un mondo migliore.
    A questo uomo che esce dalle nostre Comunità e dal Movimento deve essere
    affidato l’incarico del cambiamento perché egli solo potrà portare qualcosa
    di valido e di nuovo nelle nostre famiglie dove è marito e padre,
    nell’ambiente di lavoro dove tutti lo chiamano per nome, nella parrocchia
    dove tutti conoscono il suo impegno, nelle coscienze di chi singolarmente lo
    incontra.
    E’ finito il tempo di nasconderci sotto le varie bandiere, è venuto il tempo
    di mostrare ognuno la propria faccia e permettere agli altri di riconoscervi
    subito la Legge ed i valori della nostra formazione scout.
    Marino

    • Egisto:

      Caro Marino,
      condivido totalmente il tuo pensiero su quello che deve essere il MASCI,
      movimento che ha lo scopo di far crescere la persona,( un movimento di
      educazione permanente o continua) piuttosto che diventare come
      sostiene Romano Forleo, nell’art.”Pochi ma buoni?” su “STRADE APERTE”
      nel n. di ottobre 2011………
      Non vogliamo essere, ne diventare un partito, ma essere lievito della
      società,
      vogliamo agire come persone, capaci di testimoniare ” i valori espressi
      nella Legge e
      nella Promessa Scout, lette in chiave adulta.”
      Mi dispiace anche che si faccia dell’ironia sui nostri riti” ritualità
      nostalgiche dei nostri
      fuochi di bivacco”; cerimonie e riti fanno parte dell’identità scout, il
      rito si svuota di senso
      solo se non si crede ai gesti che si fanno,se i gesti diventano atti
      ripetitivi,se si parla
      teoricamente di cerimonie e riti, con i piedi “sotto il tavolino” piuttosto
      che seduti sull’erba
      o su un tronco d’albero in cerchio l’uno accanto all’altro,se siamo troppo
      abituati alle formalità
      di chi è stato per troppo tempo “nella stanza dei bottoni!
      Ciao un abbraccio
      Egisto

  • Francesco Bartolozzo:

    Lettera aperta a Strade aperte

    Visto che il mensile del MASCI si chiama Strade aperte, visto che la promessa che pronunciamo e rinnoviamo – forse troppo ritualmente – contiene però l’esplicito impegno di occuparci dei problemi della società, perché su di essi non apriamo un confronto fra i lettori e la direzione del giornale?
    Visto anche che il MASCI sembra essersi aperto alla formazione, quale approccio migliore con le varie tematiche di quello veicolato da un ampio scambio di vedute? Attraverso apporti provenienti da angolazioni diverse? Ad un tempo, quale migliore occasione per varcare quel recinto ove lo scautismo a me sembra autorecludersi, per andare invece a conferire alla società che ci circonda quella folata di aria pulita di cui ha tanto urgente bisogno?
    Gli approfondimenti culturali sono o no l’antidoto più efficace contro la dilagante demagogia? I ludi circenses dell’era contemporanea saranno pure diversi nelle modalità ma non già nel perenne proposito di distrarre la gente dai problemi veri. Infine, ci si può mai aspettare che la moralizzazione provenga da chi ha in tale dispregio la correttezza, da denominarla moralismo?
    Se la società civile ha smarrito il senso della giustizia per adottare quello del tornaconto, se la questione morale precede e sovrasta ogni altra questione, chi coltiva la rettitudine non sente ancora di più l’obbligo di conferirla dove più serve, anziché tenerla racchiusa nel proprio ambito esclusivo? La nota parabola dei talenti suggerisce forse di conservarli chiusi a chiave in un cassetto? Quando, una volta a settimana, si faceva il pane in casa, una porzione della pasta lievitata serviva da lievito per l’impasto successivo; ma se non lo si inocula, entro tempi ragionevoli, in altra pasta, anche il lievito va perduto per sempre. Insomma, ciò non serviva soltanto a produrre il pane ma anche a rinnovare il lievito.
    Io, forse per caso e dopo lunghi decenni, mi sono di nuovo immesso nel mondo dello scoutismo e dal mio osservatorio disincantato di neofita, mi appare un mondo introflesso; chiuso nella sua ritualità, nell’uso di una terminologia particolare, nella encomiabile dedizione alla carità ma senza indagare sulle cause che producono l’indigenza. Inoltre, a dispetto del nome dato alla testata, i temi trattati riguardano la vita interna dell’associazione anche nella parte della pubblicazione che non lo dichiara esplicitamente.
    A mio avviso, l’acqua bene comune e gli approfondimenti sul nucleare rappresentano degli ottimi esempi per campagne, culturali prima che politiche, da centuplicare per consentire di tuffarci all’esterno, in altre rivendicazioni contro le iniquità e le sopraffazioni, che questa società non smette di propinare e di fronte alle quali l’abitudine, l’indifferenza o la rassegnazione sono complicità; più o meno consapevoli che siano non conta. L’ignavia e l’omertà sono sempre nefaste anche se non ce se ne avvede. Inoltre, uscire dal guscio conseguirebbe anche l’obiettivo di conferire allo scoutismo la visibilità e, con essa, lo sviluppo di proseliti che merita.
    Francesco Bartolozzi
    Roma 24 novembre 2011

    • Riccardo Della Rocca:

      più volte si è tentato di aprire questo canale di confronto su SA, ma quasi sempre con risultati deludenti.
      Il limite di spazio (le pagine a disposizione) ed i tempi di lavorazione della rivista(circa due mesi tra quando un articolo compare sulla rivista e quando può essere pubblicata una risposta/reazione) non favorivano quell’immediatezza che il dialogo auspicato richiede.
      Questo è il motivo, tra gli altri, per il quale abbiamo creato StradeAperte-online uno strumento più immediato e che non ha particolari limiti di spazio; è necessario che venga maggiormente utilizzato da tutti coloro che desiderano interloquire sulle diverse tematiche
      un caro saluto
      Riccardo Della Rocca

      • Gabriele Russo:

        Dovrebbe essere ormai accettato da tutti che SA on-line è il luogo deputato al confronto, all’attualità, all’iniziativa giocata con i tempi d’oggi, mentre lo stampato si conserva il ruolo di strumento istituzionale dove “fissare” passaggi importanti o documenti di riferimento.
        Però SA on-line sembra faticare ad assumere questo ruolo di moderno Foro del MASCI. Allora, il CN dovrebbe trovare il modo per “costringere” gli SA, o almeno i Magister, a transitare per qualche motivo per SA on-line, e il gioco sarà fatto. Per esempio, sta partendo Piazze-Trivi-Quadrivi (o come dovrebbe chiamarsi, ma abbiamo capito di che si parla), si dovrebbe allora trovare un grande tema, un’indagine, un confronto, un gioco da canalizzare su SA-OL. Un ricorso “forzoso” a strumenti di questo genere è stato invocato anche dall’Ass. Nazionale di Principina, quando si è chiesto di approntare strumenti di consultazione on-line e quando si è affermato che, di fronte a qualche resistenza all’uso del PC, “rifiutare gli strumenti informatici non è scout”.

  • Nando:

    Caro Riccardo

    Ricevo, con la diffusione che hai realizzato tramite i Magister, il testo completo del discorso tenuto dal Presidente Napolitano a convegno di Rimini (che non avrei avuto, tutti i mezzi di informazione ne hanno parlato ma, a mia conoscenza, nessuno ha pubblicato il testo completo) e ti ringrazio di questa iniziativa.

    Mi chiedo però che intenzione c’è in questo informare, all’interno del Movimento, i Soci su quei temi di attualità che tendo a raggruppare sotto il titolo di “lo stato dello Stato”, da parte tua come Presidente e da parte dei vari Enti dell’Esecutivo nazionale?

    Dare delle informazioni precise che non si trovano altrove? Ma non vedo il nostro Presidente fare da Agenzia di Stampa. Ha ben altro a cui dedicarsi. Ma sarebbe già un compito utile.

    Forse, con queste informazioni, aiutare i Soci all’acquisizione di una maggiore attenzione alle cose della politica, in questi frangenti così delicati e importanti. E sarebbe augurabile.

    Ma credo che ci sia di più nelle tue intenzioni. Forse, di costituire una base di informazioni in vista di un preciso sviluppo del Movimento. Ma quale? Me lo chiedo e ne faccio oggetto di riflessioni, come di seguito.

    Che ci sia bisogno di una nuova generazione di politici cattolici, è cosa nota. Ne hanno parlato grandi personaggi della Chiesa, come Bagnasco e Bertone e, seppur a parole caute, anche il Papa Benedetto (“l’Italia ha bisogno di essere amata”). Che ci siano poi dei tentativi in tal senso è in qualche modo evidente. Alcuni politici che si dichiarano cattolici stanno forse cercando la via per provocare un richiamo dei tanti dispersi nelle varie altre compagini. Quasi per avviare un ritorno dalla “diaspora”.
    Che il MASCI non sia un movimento politico è altrettanto noto e proclamato. Ma che gli adulti che lo compongono non abbiano propri pareri di carattere politico, non è possibile: il solo fatto che debbano fare il proprio dovere di elettore li porta ad informarsi, a farsi un parere e a votare di conseguenza, fa di loro degli attori politici. E ci sono anche delle Comunità nelle quali si parla di politica, si cerca di capire come vanno le cose, si studia l’argomento e se ne ricavano delle conoscenze e dei comportamenti, come nei Capitoli di roveristica memoria,
    Per altro, per tutti noi Scout, il “dovere verso la Patria”, può certamente comprendere, nei casi di grande e riconosciuto bisogno, il mettersi a disposizione per un Servizio nella “polis”.
    Ma che significato ha il ripetersi della diramazione a tutti i Soci di informazioni orientate, già avviata al tempo dell’ultimo referendum e ora, forse più significativo, con il testo del discorso presidenziale? Se non quello di preparare il terreno in vista dell’avvio di qualcosa più importante?
    E che cosa potrebbe essere? Non certo, credo, che il MASCI diventi un movimento politico, perderebbe ogni sua caratteristica di Scoutismo. Di sicuro, che all’interno delle Comunità si dia maggiore importanza all’argomento della politica, più di quanto mediamente si è fatto fin’ora.

    E anche che il Movimento si faccia notare per il suo orientamento e che, in via ufficiale e per opera dei suoi Organi di Rappresentanza e di Conduzione, prenda atteggiamenti chiari di fronte ai problemi politici attuali.

    Infine, e ho tendenza a credere che sia quello lo scopo finale – e per ora, pur non dichiarato – che alcuni suoi membri, come tali e dichiarandosi tali, decidano di avviarsi nella politica attiva, anche con il supporto, se è il caso, del Movimento stesso. E come sua espressione.

    Tutto questo, a mio parere, è augurabile, pienamente nello spirito scout e da realizzare presto.

    Poi ci sono i casi singoli. Di certo non è a 85 anni che si può avviare una carriera politica. Ma si può fare opera di retroguardia, nell’aiutare quelli più giovani che sono disposti a buttarsi.

    Ed è il caso di ricordare i precedenti di questo genere nel nostro Scoutismo. Dei casi, voglio dire di Scout che hanno fatto politica (e quelli vivi potrebbero essere di aiuto). In ordine di tempo possiamo ricordare per primo, ma non più tra i vivi, Alessandrini (già stato scout prima del ’28) che fu deputato di Varese (siamo negli anni a cavallo sui ’50) ed era stato nominato dal governo di allora, primo Responsabile, e perciò l’ideatore e l’organizzatore, della Protezione Civile. Poi ci fu (ma non ricordo il nome) un Capo di Cesena che, dopo aver fatto per qualche anno il Responsabile Centrale di Branca Rover (inizio degli anni ’60), fu eletto deputato. E, ultimamente, come non ricordare Giancarlo Lombardi, deputato e ministro della Pubblica Istruzione.

    Come, attraverso gli anni, gli Scout sono intervenuti nelle grandi catastrofe nazionali, come nell’alluvione del Polesine, come in quella di Firenze, come alla catastrofe del Vajont e tanti altri casi fino al terremoto di Abruzzo, oggi l’emergenza è il Paese intero che affonda. Questo Paese, così amato, ci chiama e noi dobbiamo rispondere: SIAMO PRONTI A SERVIRE.

    Nando Paracchini – agosto 2011

    • Riccardo Della Rocca:

      carissimo Nando,
      credo che già nello Statuto ( Articolo 27
      Delle incompatibilità
      1. Il M.A.S.C.I. riconosce il valore della politica intesa come servizio, ed inc
      oraggia, nel rispetto assoluto delle opzioni personali, l’impegno politico diret
      to dei soci.)
      e nel Patto Comunitario puoi trovare la risposta ai tuoi interrogativi.
      Più di recente il MASCI nelle due ultime Assemblee (Montesilvano e Principina) h
      a affermato e ne ha discusso approfonditamente al Sinodo dei Magister di Alghero
      che :
      la missione propria del MASCI è l’ “educazione degli adulti” che concretamente si
      sviluppa secondo tre piste :
      – il metodo dello scautismo degli adulti
      – catechesi e spiritualità degli adulti
      – percorsi “Entra nella Storia”
      quest’ultima pista riguarda l’impegno ad una cittadinanza attiva e responsabile
      sia al livello del singolo Adulto Scout, che delle Comunità, che del movimento:
      questa indicazione è stata pubblicata su un recente Quaderno di Strade Aperte il
      cui testo è stato predisposto dalla Commissione Mira del Consiglio Nazionale ed
      esaminato ed approvato dall’intero Consiglio Nazionale.
      E’ sulla base di queste indicazioni che oggi il movimento si muove.
      Capisco che queste poche righe non possono esaurire una riflessione che merita
      molto più spazio e tempo, ma siano sufficenti a mostrare la strada sulla quale il
      movimento è impegnato a muoversi.
      Ricordando sempre con gioia i giorni dei campi scuola di Branca R vissuti insieme
      un abbraccio
      Riccardo

      • Gabriele Russo:

        E’ importante che i Nando che affollano la schiera di quelli che ripetono con insistenza che “il MASCI non è un movimento politico”, siano coscienti della evoluzione – non “trasformazione” – così ben descritta dal Presidente Riccardo.
        Anche in un movimento che si pone come obiettivo l’educazione degli adulti, non si può essere ostili, o quanto meno resistenti, ad iniziative che rispondono a questioni sociali drammatiche e urgenti che possono vedere tutti gli Adulti Scout daccordo e coerentemente uniti nella protesta come nella proposta: tutela della famiglia, difesa dell’ambiente, accoglienza e integrazione degli immigrati, etica e politica sono o non sono questioni squisitamente politiche? Quali di questi temi ci porta fuori o sul bilico del nostro Patto Comunitario?
        Buona Strada

  • Valeria:

    Finalmente sono riuscita a ritagliarmi un po’ di tempo per navigare anche su “Strade Aperte on line”….
    Ci voleva!!! Grande Lorena.

  • MOLTI SONO i NUOVI SEGRETARI REGIONALI perchè come voi sapete dopo le nostre cariche durano 3 anni ee possono essere rinnovate solo per 2 mandati .MI pare interessante riflettere su queste pagine sul significato del servizio che siamo chiamati a fare
     
    “Servire” vuol dire realizzare l’“ascolto” : nasce dal cuore e costruisce la “comunità”, a qualunque livello. Anche questa parola, però, si presta all’ambiguità, secondo che va “incontro” all’altro, oppure va “contro” l’altro, rendendolo “schiavo” del “dominio dell’uomo sull’uomo”.
     
    La parola servire ha origine dalla radice swar, che significa “o-sservare”. In latino “servo” è sinonimo di “schiavo”: osserva-serve la volontà del “padrone”, ed è privo di diritti. Nella cultura ebraico-cristiana il significato viene rovesciato: nel servire la volontà del Padre, il “figlio” diventa libero, e perciò soggetto di diritti. Questo vale anche per il termine cugino “ubbidire” (dal latino “ob-audire”).
    Tuttavia, come si è detto, la parola rischia l’equivoco, cioè può dire una cosa per l’altra; come, ad esempio, quando dico “ministro”, cioè “servitore”, una persona che più che servire la polis, la città, cerca di servire il potere o l’ambizione; oppure, nel passato, quando il “servo dei servi di Dio” finiva col servire anche a un suo regno, sia pure piccolo piccolo.
     
    La parola ne ha fatto di strada. Oggi non si accetta più che in famiglia ci sia chi fa la parte di “serva di casa”, dal momento che il servire “dovrebbe” essere spartito tra ogni membro della stessa; oppure, trattandosi di persona esterna, si preferisce chiamarla “collaboratrice”. Cosa curiosa, nella cultura veneta il termine “servo” è diventato addirittura un complimento: “servo suo, s-ciavo”; un saluto: “ciao”.
     
    Servire è la caratteristica dello spirito scout; cioè dell’“esplorare”, che è anche “osservare”, “ascoltare” la voce che fa appello alla mia disponibilità. Dopo il suo primo campo-scout, B.P. enucleò quella sua esperienza col motto sempre pronti a servire; invece di scrivere un manuale sui valori scout, preferì tracciarne la strada, invitando a portare l’attenzione sul lato positivo delle cose. Anche quando uno scout impara a “servirsi” da se stesso, in pratica non fa altro che rendere un servizio agli altri, rendendoli più liberi. E’ per servire che impara ad accendere il fuoco, a montare la tenda, a rammendare, ad affrontare gli imprevisti, a creare gioco per momenti lieti. L’apprendistato del giovane, al servizio, prepara alle attese del domani, quando diventato masci, sarà ormai allenato alle strade in salita, di un servizio impegnativo, nella famiglia, nella città, nella chiesa, dentro una società dai valori capovolti, del successo comunque, dall’usa e getta e del nonsenso.
     
    Il novum nel servire l’ha portato Cristo, il “servo di Dio” (Is 42,49,50,52), che realizza il disegno d’amore di Dio sugli uomini, analogamente a quanto avevano fatto i “servi” patriarchi e profeti della prima alleanza. Lo realizza “facendosi servo fino alla morte di croce” (Fil 2.8), e lavando i piedi ai suoi poveri servi camminatori stanchi dietro di lui.
     
    Il cristiano sarà il “servo della buona notizia”, del Vangelo del “regno di verità, di amore, di giustizia e di pace”; sempre attento a non cadere nel fatale trabocchetto in cui si illude di poter servire a due padroni (Mt 6.24).
     
    Su questo servizio nasce la chiesa del “grembiule” ( come amava definirla il vescovo don Tonino Bello), dalla quale potrebbe prendere ispirazione anche l’utopia di una politica del grembiule, più che del tovagliolo; nel nostro tempo non sono mancate figure di forte stimolo profetico, in questo senso.
     
    Il novum del servizio masci, elaborato nel discernimento delle varie comunità e regioni, poi progettato e condiviso a Loreto, da pilotare a Brucoli per i prossimi anni, dovrà esprimere la convergenza delle buone volontà e del coraggio di tutto il popolo masci, non solo degli addetti ai lavori, comprendendo nostalgici e simpatizzanti, in autentico spirito di povertà e umiltà.
     
    Il nostro mondo attende. Non ha bisogno di gente che si attarda ancora nel “servire” la critica, la paura, la conflittualità, ma di chi è deciso a cingere il grembiule.  Questo è anche il segreto, in fondo, per rendere il migliore servizio a se stessi.

  • BELLO!
    Finalmente uno spazio per dare visibilità alle iniziative da tutta Italia. Ben fatto, leggibile e facile nell’utilizzo.

  • Anna di Dueville:

    Caro direttore

    Sono Anna di Dueville comunità “la strada” e ringrazio per quel: “scrivetemi pure” è un invito che accolgo, e si fa pressante in questo periodo dove viviamo l’emergenza profughi e relativi problemi.
    Ma se la parola “emergenza profughi” diventasse per noi adulti scout “esperienza profughi” quante cose cambierebbero : apriremo le nostre basi scout troppo chiuse, magari affidando loro piccoli lavori di manutenzione o di custodia, o magari con una “mamy cuoca” color ciocc. ma bravissima fare il pane.
    Infatti di ritorno dalla Tanzania ove mia figlia coopera con il” CUAMM medici con l’Africa” ho scoperto che le donne africane preparano il cibo con molta sobrietà, proprio come ci insegna la legge scout.
    La fratellanza scout.sarebbe vissuta giorno per giorno.
    Il nostro stile non sarà una divisa ma un andare “controcorrente”.veramente!
    Grazie Anna Andrighetto

  • caro Bruno devi inviare l’articolo corredato di foto a online@masci.it.
    Ciao Lorena

  • Bruno D'Attilia:

    Voleve inviarvi un nostro contributo scritto ,riguardo alla nostra impresa di Comunità, ” Via Crucis Fluviale ” impresa che ci tiene ,nonostante la nostra esigua Comunità di AS ,ci tiene ancora in vita.
    se mi fate sapere come fare per mandarvi il nostro articolo vi saro infinitamente grato un caro saluto di Buona Rotta fraternamente Bruno

  • peppe a.:

    Ottimo lavoro. complimenti.

  • Lorena:

    Questo sito mi sembra molto bello e semplice nell’utilizzo, che ne dite?
    Ciao Lorena

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